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“Era l’anno del sole quieto”: perché leggerlo adesso

su Ho un libro in testa di qualche tempo fa, Giuseppe Lupo racconta il romanzo di Carlo Bernari pubblicato nella collana “Novecento.0” che dirige per Hacca edizioni. Qui di seguito ve ne riportiamo un piccolo estratto. Per i più curiosi, il testo integrale a questo link.

M’incuriosiva il titolo: cosa succede nell’anno del sole quieto? All’inizio pensavo a una storia astronomica. Il che è anche vero, per una certa parte, anche se poi ti accorgi che è la storia di un intellettuale con la fissa di industrializzare una zona della Campania grazie a un’azienda chimica che egli stesso, sceso da Reggio Emilia, voleva impiantare nella cittadina di Afragopoli. Afragopoli? Controllo sulla cartina geografica: non esiste. Continuo a cercare, poi capisco che c’è un imbroglio: è uno di quei tanti toponimi che la fantasia meridionale inventa per dire le cose come stanno senza scomodare nessuno. Afragopoli è il luogo delle idee che non si realizzano, del municipio perennemente affollato da gente che chiede, chiede, chiede, ma non ottiene nulla. Soprattutto è il luogo dove il chimico reggiano incontrerà chi apparentemente si propone di aiutarlo, in realtà gli mette il bastone tra le ruote: Ci vogliono i timbri! Ci vogliono le firme sui certificati! Ci vogliono le autorizzazioni! Sembra don Abbondio che prende in giro Renzo. Solo che stavolta non c’è un Renzo di fronte a don Abbondio: c’è un intellettuale che si fida di Puntillo (questo è il nome del finto aiutante), lo ringrazia per i favori di cui egli si sente beneficiato (perfino una donna nel suo letto d’albergo!) e alla fine? Che può fare uno che non capisce l’indolenza meridionale? Che comprende a fatica il linguaggio della burocrazia?

Silvia Sorana“Era l’anno del sole quieto”: perché leggerlo adesso
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