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Felice Piemontese

Fantasmi vesuviani

ISBN: 978-88-89920-33-6

Fantasmi vesuviani è un importantissimo memoriale sulla cultura a Napoli – un memoriale scritto con in corpo il vaccino vivo e spossante de Il silenzio della ragione di Anna Maria Ortese, il racconto più crudele e cattivo sulla disperata e compiaciuta autoreferenzialità degli scrittori napoletani.

PAGINE: 112
ANNO: 2009

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Fantasmi vesuviani è un importantissimo memoriale sulla cultura a Napoli – un memoriale scritto con in corpo il vaccino vivo e spossante de Il silenzio della ragione di Anna Maria Ortese, il racconto più crudele e cattivo sulla disperata e compiaciuta autoreferenzialità degli scrittori napoletani. Felice Piemontese, con la sua drammatica percezione del disastro e dell’oblio, chiama a raccolta, in un libro che non è testamento soltanto in virtù di una totale assenza di solennità retorica, tutti i protagonisti e le comparse – finanche “minori” – della cultura napoletana dagli anni Sessanta agli anni Novanta del secolo scorso. Ecco sfilare uno per volta artisti, galleristi, giornalisti, scrittori, militanti politici, scrittori stranieri, editori e librai di una Napoli che sempre prova ad aprirsi al mondo – a volte con genialità, a volte con goffaggine – ma che sempre sprofonda in se stessa, nella propria pigrizia, e nei propri vividi e infernali labirinti senza via d’uscita. Ma non è forse destino degli scrittori e degli intellettuali napoletani essere “fantasmi” in una realtà che quasi non conosce il silenzio e il raccoglimento? I “fantasmi” di questo libro sono Domenico Rea, Lucio Amelio, Franco Cavallo, Franco Capasso, Luciano Caruso, Giuseppe Recchia, Alberto Marotta, Fabrizia Ramondino, Nicola Pugliese, Mario Guida, Tullio Pironti, Roland Barthes, Jack Kerouac, Michele Prisco, Luigi Compagnone e tanti altri, mentre l’ultimo “fantasma”, il più vivo di tutti, è il troppo dimenticato Luigi Incoronato, il cui suicidio, nella formazione morale di Piemontese, ha probabilmente contato più della militanza politica e giornalistica, e dell’esperienza neoavanguradistica. Fantasmi vesuviani è un donchisciottesco “amarcord” scritto con levità e “freddezza” sentimentale; è un libro che affiora dall’inconscio obliato di Napoli; è una confessione in cui la nostalgia ha il collo strozzato, e cede il passo a una dura poesia radiografica, di pianto senza lacrime.
A.D.C.

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