
Due teste, due busti, due paia di braccia. Un solo tronco, un solo sesso, una sola coppia di gambe. Taiwo e Kehinde sono due gemelli siamesi, uno scherzo della natura grottesco e ributtante. Nascosti dal bancone dell'ingresso, lavorano come uscieri nella sauna gestita dal sordido Buttiglione. Lavorano e ricordano, con due punti di vista antagonisti ma complementari, e mentre ricordano la miseria della loro giovinezza, progressivamente si fa strada l'assurdo percorso che li porterà verso un incubo di cattiveria e disperazione, protagonisti e vittime di una follia di violenza e perversione che porta dritta verso la dannazione. Storia claustrofobica e sconcertante,
Unoindiviso è il romanzo di esordio del ventunenne marchigiano Alcide Pierantozzi, un lavoro sorprendente sotto molti punti di vista. In primo luogo per la tematica affrontata: dura, distopica, inquietante, lontana mille miglia dalle piccole storie autobiografiche tipiche dei romanzi di formazione. E poi il linguaggio, che sebbene talvolta conservi ancora qualche ingenuità è già maturo e personale, una prosa sincopata capace di alternare senza strappi descrizioni di gratuita quanto implacabile brutalità, echi kristoffiani, dissertazioni filosofiche e momenti stilisticamente più alti, di una grazia quasi commovente. E non ci si lasci ingannare dalla scarsa attenzione per la credibilità della trama. Non è importante ai fini ultimi del romanzo. Perché
Unoindiviso non è narrazione di genere ma un viaggio allucinante nella brutezza esistenziale della contemporaneità, solo appena dissimulato dall'allegorica aberrazione dei due gemelli. Pierantozzi non fa sconti a nessuno e se talvolta esagera nella volontà di stupire il lettore in un'orgia di violenza, sangue, escrementi e pura malvagità. lo fa per una precisa scelta estetica, una sorta di sofferta elegia dell'orrore dove, come su di un palcoscenico, si rappresenta l'autentica perversione della solitudine, dell'esclusione, della mancanza di affetti e dell'incapacità di comunicare. Il poetico finale rivelerà la vera faccia dello scrittore, del quale, credetemi sentirete ancora parlare.
Alessandro Bertante