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il caratterista basilisco del Cinema Scaturchio
Jonio Castellucci è davvero un personaggio che dice qualcosa di profondo sul nostro tempo. È un caratterista, un attore “minore”, uno che fa cammei. È, insomma, un precario dell’arte. Lavora poco, rifiuta le parti umilianti, è ossessionato dalla banca che gli chiede con insistenza “un piano di rientro”. Jonio Castellucci è un meridionale che si muove tra la Toscana e Roma in cerca di giornate di lavoro. La sua vita trascorre tra un provino e i silenzi rancorosi con la moglie, tra una litigiosa riunione al sindacato degli attori e ricordi della propria infanzia lucana, tra faticose giornate di posa in giro per il mondo e tormenti sentimentali e famigliari. Quelli di Jonio Castellucci sono i pensieri nascosti e segreti di un saltimbanco del nostro tempo, di un artista epicureo che oscilla continuamente tra la massima “Vivi nascosto” e l’impulso a trionfare sulle scene. Perché Jonio è, allo stesso tempo, un Narciso sicuro del proprio talento e un disperato caratterista in cerca di soldi, che gli servono soprattutto per mantenere i suoi tre figli. Il romanzo di Antonio Petrocelli è la voce limpida e consapevole di un uomo del sottosuolo, è la spietata e divertente radiografia delle miserie, delle cattiverie, dei rancori, delle frustrazioni di un attore che, per troppe ingenuità e per troppi ideali, rimane ai margini dello star-system. Non mancano però scene esilaranti, fantastiche, surreali, a riprova del fatto che, probabilmente, la maschera di Jonio Castellucci è anche questo: quasi un cliché della istrionica tristezza del dietro le quinte di un attore “minore”, poco ricordato dalle folle e spesso sottopagato da produttori rapaci. Il caratterista basilisco del Cinema Scaturchio è un inno al cinema e al teatro, ma anche un anatema contro la crisi del lavoro in Italia e contro le troppe meschinità della vita. È un romanzo sul disincanto dei primi venti autunnali. E sul disamore crescente. È, insomma, la storia di Jonio Castellucci, un personaggio indimenticabile dei bassifondi di Cinecittà.Andrea Di Consoli |
| i Vostri commenti | (n° 4 totali) | |
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| Franca Maenza franca.maenza@fastwebnet.it | 12 luglio 2010 | |
| Il romanzo di una vita in un giorno (o in un attimo?), ho pensato. E mi sono venute in mente le parole di Pavese ”È bello svegliarsi e non farsi illusioni. Ci si sente liberi e responsabili. Una forza tremenda è in noi, la libertà. Si può toccare l'innocenza. Si è disposti a soffrire“. Ho finito di leggere il romanzo su Jonio Castellucci alias caratterista basilisco del Cinema Scaturchio (che è in realtà una pasticceria di Napoli, ahimè prossima alla chiusura...) e sono ancora avvinghiata a lui in questa sorta di discesa agli inferi, che sono qui sostituiti da Roma, croce e delizia del protagonista. Ho trovato una straordinaria lucidità, ma di quelle tutte “febbrili” che attingono tanto dalla passione che dalla disperazione, nella cronaca densa e dilatata di un attore caratterista per “condizione”. Ma soprattutto ho trovato il coraggio che si fa parola scritta, che mette a nudo fragilità e miserie di luoghi dell'anima, che forse siamo abituati a volere segreti. E c'è il balsamo rifugio della propria terra, dove ritrovare energia e palpiti certezze e languori. Ma c'è anche la gabbia della rappresentazione di Sé, come diceva Pasolini, e quella non lascia molto margine di operare. C'e' un mondo ipocrita e spietato con cui fare “i conti”. In tal senso, auspico che molti addetti ai lavori, produttori e registi leggano il libro. E ci sono i gustosi siparietti con San Marcello (Mastroianni)... chissà a trarne spunto per un film! Ed ancora, l'amore le donne, la famiglia. Con i quali misurare le sconfitte, o le proprie distanze . Ma anche gli aneliti. Un atto d'amore verso il proprio mestiere ed un grido sferrato con straordinaria efficacia narrativa verso una condizione non voluta. Il romanzo di un uomo integro, che sicuramente ha richiesto un alto prezzo come contropartita. Ma di questa integrità siamo grati a Jonio Castellucci e ad Antonio Petrocelli. P.S. Bella la dedica del libro alla compagna Marisa, deposta come ai piedi di una dea. Anche se le dee non sono sempre lontane per definizione. |
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| vittorio cappelli v.cappelli@unical.it | 17 giugno 2010 | |
| antonio, sei proprio un deliquente: non mi avevi detto niente!... vado subito a comprare il libro, poi di sicuro combiniamo qualcosa insieme, magari ai confini calabro-lucani... | ||
| daniela | 28 maggio 2010 | |
| Ho letto Volantini Amore per le proprie origini Amore per la propria Terra Amore per i propri affetti Ho voglia di leggere IL CARATTERISTA per scoprire ed imparare ancora |
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| Annie Vermôte annie.vermote@skynet.be | 17 maggio 2010 | |
| Voor Antonio Van harte proficiat voor alles wat hij doet. Voor hetgeen ik ervan begrijp is hij goed bezig! Annie |
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