antonio seccareccia

Antonio Seccareccia è nato a Galluccio (Caserta) nel 1920, ed è morto a Frascati (Roma) nel 1997. Da ragazzo ha fatto il contadino. A diciotto anni si è arruolato nei Carabinieri, rimanendovi fino al 1966. Ha fatto la guerra, prima in Libia e poi in Egeo. Dopo il congedo dai Carabinieri ha aperto una libreria. È stato scoperto da Giorgio Caproni e da Giacomo Debenedetti. Ha pubblicato: Viaggio nel Sud (1958), Le isolane (1960), La memoria ferita (1997) e Partenza da un mattino freddo (2007). Nel 1959 ha fondato, con un gruppo di amici poeti (Caproni, Accrocca, Reale) il Premio Frascati di poesia.

viaggio nel sud
Pagine: 102
Prezzo: 10,00
ISBN: 978-88-89920-36-7
Anno: novembre 2009
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Viaggio nel Sud di Antonio Seccareccia fu pubblicato per la prima volta nel 1958 per i tipi di Amicucci. Questa ristampa, a mezzo secolo di distanza dalla prima, si presenta accresciuta di 17 poesie, che all’epoca furono escluse per ragioni eminentemente tipografiche (…). La sfida più grande per ogni scrittore, com’è noto, è quella di durare, e mi sembra che Antonio Seccareccia, grazie anche alle numerose attività letterarie del Premio Frascati da lui fondato, e soprattutto grazie alla figlia, e all’amicizia fedele di tanti scrittori e critici (ricordo almeno Alberto Bevilacqua e Arnaldo Colasanti), stia affrontando brillantemente la dura polvere del tempo, come ben testimonia, tra l’altro, questa orgogliosa ristampa di Viaggio nel Sud (…). Lo stile di Seccareccia è tipico di quell’ermetismo che definirei aperto e retroflesso (Quasimodo), anche se più asciutto e “piano” (Cardarelli, Sinisgalli); un ermetismo, voglio dire, né orfico né “assoluto”, e neanche barocco, ma già armoniosamente amalgamato con il neorealismo (lo Scotellaro “privato”, il primo Accrocca). È un poeta, Seccareccia, di quella grande famiglia di scrittori italiani – appunto, tra ermetismo e neorealismo – che hanno praticato il culto della “letteratura come vita”, della vita che sempre trionfa finanche sulla letteratura (…). Dopo aver letto questo libro, vi rimarranno impresse per sempre figure e immagini come il pane rosso, il vento sulla fronte, il treno vuoto nella notte di Natale, il padre che esce per sempre di casa e non ritorna mai più, ecc. Simboli e gesti di un’Italia profonda e creaturale, che, se anche saranno soppiantati dai simboli e dai gesti delle tante “modernità” che si susseguono e si accavallano confusamente da decenni, rimarranno per sempre vivi nel nostro inconscio collettivo di paese alla radice robusto e vero, barbarico e contadino.
(dalla postfazione di Andrea Di Consoli)
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