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non dire madre
Dora Albanese al Festival di Mantova 2010 (selezionata per Scritture Giovani)Attraverso il topos della maternità, Dora Albanese racconta tre metamorfosi sociali e culturali del Sud postbellico: la dura maternità della Lucania “interna”, ancora legata a feroci e dolcissimi stili contadini; la frustrata maternità piccoloborghese di una Matera “piana”, dimentica della superba e misera civiltà dei Sassi; e, infine, la maternità delle nuove generazioni, sospese tra “ritorni al passato”, fastidi per un benessere di facciata, e goffi e ostinati tentativi di abbracciare il mondo, magari attraverso un altro topos di questo libro, quello dell’emigrazione. In Non dire madre il tema della maternità e della femminilità è ossessivamente indagato e sviscerato con franchezza, senza abbellimenti estetici e senza indulgenze; anzi, le donne di questo libro sono sempre colte in un estremo momento di quotidianità scoperta, finanche di buffa sciatteria. A Dora Albanese interessa il trucco che si scioglie sul viso, l’odore immediato della carne e della placenta, la calata delle maschere, l’emergere impietoso delle paure, delle viltà, dei sentimenti più immediati, senza temere né la crudeltà né il sentimentalismo – dilagante attitudine, quest’ultima, di un Sud che, a furia di recitare, ha pure imparato a recitare i sentimenti. Matera non è una città di scrittori, perché il dolore – tutto il dolore che si prova – è già lì, nei Sassi. Solo una giovane scrittrice nata nel 1985 nella periferia di Matera, “sospesa” tra vecchie suggestioni, oblii riusciti e ambizioni nuove, poteva provare a raccontare Matera proprio da punti di vista marginali e privi di saturazione narrativa: Stigliano, il paese di origine della nonna, la desertica periferia di Matera Nord, il piccolo esilio romano. Ecco cos’è il mondo, il Sud, la Matera di Dora Albanese: ragazze che imparano a diventare madri, ragazzi che provano a diventare donne, donne adulte che cadono sugli avanzi della propria pelle stanca, nonne che ricordano antichi aborti, donne che spiano uomini sui balconi; insomma, un mondo di persone semplici, combattute tra prove difficili e fallimenti, tra tentativi di emergere e crolli nervosi e nostalgici. Con una lingua sospesa tra oralità e letterarietà, continuamente scossa da innalzamenti lirici e da velocizzazioni quasi automatiche, Non dire madre è un libro sul diventare grandi in assenza di grandezza; è un libro, cioè, sulla condanna e, al contempo, sull’impossibilità di essere “normali”; un libro, infine, sulla grigia miseria umana, ma anche sul dovere di rifondare la vita, di rinominarla, rimescolarla, riacciuffarla, magari sul binario morto dei nonni. |
| i Vostri commenti | (n° 4 totali) | |
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| Salvatore D'Angelo saldan@libero.it | 09 novembre 2009 | |
| Ieri, domenica, ho letto tutto d'un fiato NON DIRE MADRE di Dora Albanese. Devo dire che i nove racconti mi hanno lasciato una piacevolissima sensazione di non aver affatto sprecato il mio tempo, il che - di questi tempi- non è poco, specie per un "prodotto" letterario. Ecco, la parola "incriminante": "prodotto". infatti, con NON DIRE MADRE non mi sono trovato davanti a un "prodotto" del letteraturificio, ma ho mandato giù 185 godibilissime pagine di splendida fattura artigianale, fresche e sofferte, sciorinate in uno stile davvero maturo per una scrittrice che ha appena 23 anni; dove la ricerca di una lingua di "aura medietas", data dall'incrocio tra parlato, referenza dialettale e riferimento colto non è affatto allo stato di progetto, ma è qualcosa di riuscito, che cattura e che colpisce ( e ti fa arrivare fino in fondo con vero piacere). Si sente che qui c'è il trasporto, l'impegno e la passione dell'opera prima con quel tanto di ingenuità che non guasta affatto, anzi che diviene un "segno" distintivo del modo di narrare. Mi ha colpito molto favorevolmente la maniera secca di chiudere i racconti, in un "calando" ricercato , voluto, come a scalzare programmaticamente un luogo comune del procedimento narrativo. Ripeto, lingua e stile sono piani,ma intessuti di "accensioni" letterarie, la narrazione delle vicende proposte - quasi tutte in prima persona - scorre con grande fluidità, ma non ha nulla di banale; qui si sente anche il riferimento alle "madri nobili" della letteratura al femminile: nel caso, Anna Maria Ortese, che viene anche citata in una epigrafe , con un passo tratto da "Poveri e semplici". "Non tremare", il racconto d'apertura, diario vivo (al presente narrativo) di fatti , situazioni e sentimenti dell'immediatamente prima, durante e dopo parto di una diciannovenne, mi ha rimandato a un analogo drammatico racconto di Anais Nin degli anni trenta. Nove racconti tutti centrati su ciò che del "femminile" viene trascurato o scartato , come non degno di un tentativo letterario, ma su cui invece la giovane e bravissima Dora Albanese concentra tutta la sua attenzione. Ne vien fuori un interessantissimo "referto" di come viene vissuta "l'autonomia del femminile" nella Lucania di oggi,di come cambia la prospettiva nella lettura dei conflitti generazionali rispetto agli anni settanta, di come viene vissuto il forte legame matriarcale nella linea nonna- madre- figlia e di come viene vissuto ed elaborato Il rapporto con la tradizione, l'evoluzione delle dinamiche familiari, dei legami affettivi che, a volte, sono un freno alla ricerca del nuovo e della vita che, stranamente, nel fondo delle province "è sempre altrove". Ma a Dora Albanese non interessa la prospettiva "storica" di questi temi, ma la carne viva dei rapporti tra persone, realtà ed aspirazioni; senza soprassalti di sentimentalismo, ma con una consapevolezza dell'autonomia del femminile che è un dato distintivo di tutti i personaggi femminile presentati, per quanto essi possano essere privi di consapevolezza ideologica di sé. E questo tratto accomuna la scrittrice ai suoi stessi personaggi e la rende pronta per la prova del primo romanzo. Sono sicuro di non sbagliarmi, credo proprio che si possa salutare una bravissima narratrice,nata nel 1985, straordinariamente matura per la sua età. Ne consiglio vivamente la lettura e spero di averla ospite alla Casa delle Arti di Succivo per la rassegna "Scritture al femminile : quattro narratrici, quattro poetesse." |
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| giorgio giorgio.bona@libero.it | 26 ottobre 2009 | |
| libro straordinario. Una maturità espressiva che pochi hanno. La nostra nuova Anna Maria Ortese | ||
| aldo ricotti | 21 ottobre 2009 | |
| Dora, auguri, sto aspettando che il libro arrivi qui in calabria basilicata per leggerlo. A presto e salutami Andrea. | ||
| Salvatore D'Angelo | 30 settembre 2009 | |
| Molto curioso di leggere la prima prova di Dora Albanese. Avvisatemi quando il libro sarà disponibile per l'acquisto. | ||