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fantasmi vesuviani
Fantasmi vesuviani è un importantissimo memoriale sulla cultura a Napoli – un memoriale scritto con in corpo il vaccino vivo e spossante de Il silenzio della ragione di Anna Maria Ortese, il racconto più crudele e cattivo sulla disperata e compiaciuta autoreferenzialità degli scrittori napoletani. Felice Piemontese, con la sua drammatica percezione del disastro e dell’oblio, chiama a raccolta, in un libro che non è testamento soltanto in virtù di una totale assenza di solennità retorica, tutti i protagonisti e le comparse – finanche “minori” – della cultura napoletana dagli anni Sessanta agli anni Novanta del secolo scorso. Ecco sfilare uno per volta artisti, galleristi, giornalisti, scrittori, militanti politici, scrittori stranieri, editori e librai di una Napoli che sempre prova ad aprirsi al mondo – a volte con genialità, a volte con goffaggine – ma che sempre sprofonda in se stessa, nella propria pigrizia, e nei propri vividi e infernali labirinti senza via d’uscita. Ma non è forse destino degli scrittori e degli intellettuali napoletani essere “fantasmi” in una realtà che quasi non conosce il silenzio e il raccoglimento? I “fantasmi” di questo libro sono Domenico Rea, Lucio Amelio, Franco Cavallo, Franco Capasso, Luciano Caruso, Giuseppe Recchia, Alberto Marotta, Fabrizia Ramondino, Nicola Pugliese, Mario Guida, Tullio Pironti, Roland Barthes, Jack Kerouac, Michele Prisco, Luigi Compagnone e tanti altri, mentre l’ultimo “fantasma”, il più vivo di tutti, è il troppo dimenticato Luigi Incoronato, il cui suicidio, nella formazione morale di Piemontese, ha probabilmente contato più della militanza politica e giornalistica, e dell’esperienza neoavanguradistica. Fantasmi vesuviani è un donchisciottesco “amarcord” scritto con levità e “freddezza” sentimentale; è un libro che affiora dall’inconscio obliato di Napoli; è una confessione in cui la nostalgia ha il collo strozzato, e cede il passo a una dura poesia radiografica, di pianto senza lacrime.A.D.C. |
| i Vostri commenti | (n° 2 totali) | |
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| Salvatore D'Angelo saldan@libero.it | 25 febbraio 2010 | |
| Ho letto il libro di Piemontese e ne traggo queste considerazioni: Fantasmi Vesuviani è un memoriale ASCIUTTO, NECESSARIO su uomini, artisti e intellettuali scomodi, un po’ messi ai margini, ma che hanno davvero detto e fatto qualcosa di nuovo per questa amata e imprescindibile città/puttana (Napoli) sempre pronta al conformismo e al “teatro”, ma comunque capace di dire l’indicibile e il nuovo attraverso persone “postume”, cui il tempo restituirà forza e statura. Ecco, Felice Piemontese, alla sua maniera scarna, antiretorica, disincantata, scrive un libro, ripeto, necessario, per rendere il giusto e il dovuto a persone quali Luciano Caruso, Franco Cavallo, Franco Capasso, Lucio Amelio (bellissima la rievocazione del viaggio in sua compagnia a New York ),Domenico Rea, Giuseppe Recchia, Alberto Marotta, Fabrizia Ramondino, Nicola Pugliese, Mario Guida, Tullio Pironti,Roland Barthes, Jack Kerouac e altri straneri che hanno lasciato una qualche traccia a Napoli, grazie a Lucio Amelio soprattiutto,e poi Michele Prisco, Luigi Compagnone e Luigi Incoronato. Insomma un memoriale sulla Napoli di chi aveva vent’anni agli inizi degli anni sessanta. Con uno stile leggero, delicato, che non concede nulla alla retorica, Piemontese scolpisce i tratti dei “grandi” (Rea, Compagnone) non mancando di rilevarne senza livore le miserie, dei grandi e misconosciuti ( Anna Maria Ortese) e di coloro che , ingiustamente, furuno un po’ messi ai margini come i citati Cavallo, Capasso, Luigi Incoronato, il cui tragico destino ha lasciato un segno nello stesso Piemontese. Sì, un libro leggero, elegante e dal bel ritmo, che si fa leggere e apprezzare per lo stile misurato, che dice le cose come stavano ( e stanno) nel campo della cultura in questa città – capitale provinciale e cialtrona, ma anche cosmopolita e capace di grandi genialità, sempre legata ai vecchi vizi -allora come ora – anche nella “politica culturale”. In questo libro, dove ricordo, evocazione, lettera “postuma”, come quella a Luciano Caruso, ritratto a tutto tondo, schizzo di persone e situazioni seguono sempre un “filo rosso” riconoscibile: restituire il giusto onore a chi ha davvero espresso il nuovo” e ne è stato espopriato dagli arrivisti e dai maneggioni svelti a smerciarlo e svilirlo nei compromessi di potere; Piemontese li propone alle generazioni che oggi lavorano nel campo delle nuove sperimentazioni, isolate, tlvolta con scarsa memoria storica ; una generazione senza “padri” artistici e/o letterari, che invece ne è tributaria e non lo sa. Questo , credo, sia uno degli intenti di FANTASMI VESUVIANI; e per chi conosce lo stile di Piemontese, dell’autore di EPIDEMIA, un gran bel romanzo scritto ventuno anni fa e ancora attualissimo, maestro di riscritture e di collagismo letterario (in Epidemia, Camus e Debord), leggendo FANTASMI VESUVIANI andrà sul sicuro, non vi troverà nemmeno una goccia di “passatismo”. No, troverà un documento asciutto che chi ha ventanni (e più) adesso – e ama leggere di cultura in modo non conformista- apprezzerà con vivo interesse, ne sono certo. |
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| Salvatore D'Angelo | 30 settembre 2009 | |
| Conosco Piemontese come poeta e scrittore, ho apprezzato il suo stile scarno, antiretorico, collagista. Sono molto curioso di leggere questi suoi "fantasmi" che, a giudicare dalla nota redazionale, promettono cose interessanti e , stando a Dottore in Niente, Epidemia , la Città di Ys e Il Migliore dei Mondi,credo che l'attesa non andrà delusa. Avvisatemi quando il libro sarà disponibile per l'acquisto. |
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