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| Era di maggio ''libro del giorno'' a Fahrenheit (02 settembre 2010) |
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| Consigli per un'estate da leggere: Ermanno Paccagnini e i nuovi autori italiani (02 agosto 2010) |
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Tra le novità apparse in libreria negli ultimi mesi e le nuovi voci emerse nel panorama letterario italiano, Paccagnini segnala anche Dora Albanese e il suo esordio Non dire madre, pubblicato da Hacca con grande successo di critica e pubblico. Buona lettura, e buona estate! |
| Dora Albanese a Scritture Giovani: nuove voci per il Festivaletteratura di Mantova (13 luglio 2010) |
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| L'editoria ha 40 anni (al massimo). Interviste a Michele Dalai, Massimo Coppola e Francesca Chiappa (02 marzo 2010) |
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| Scritture giovani 2010: Dora Albanese al Festivaletteratura di Mantova (11 settembre 2010 - 21) |
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| Un festival per la creatività: da oggi al 5 Settembre, Sarzana apre le porte all'innovazione (03 settembre 2010) |
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L'allarme degli intellettuali Da oggi a domenica 5 il Festival della Mente in Liguria. Da Staino a Diamanti, da Bonito Oliva a Ferraris, il mondo della scienza e della letteratura si raduna per parlare delle potenzialità dell'intelletto. E lancia l'allarme contro la mancanza di stimoli e incentivi. di Sara Ficocelli |
| Addio a Elvira Giorgianni Sellerio (04 agosto 2010) |
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Era stata soprannominata la «Signora dell'editoria», un titolo conquistata sul campo dopo anni di battaglie, vittorie e anche qualche sconfitta subita senza però mai rassegnarsi. Fonte: la Stampa |
| Una foto contro la fame (25 giugno 2010) |
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Campagna Msf: ''Il cibo non basta'' Dopo il lancio a New York nei giorni scorsi di “Starved for attention: il cibo non basta”, la mostra fotografica di Medici Senza Frontiere (MSF) e dell’Agenzia fotografica VII (Seven), giunge dal 24 giugno in Italia presso la Fondazione FORMA per la Fotografia di Milano (Piazza Tito Lucrezio Caro 1 - Milano). da l'Unità |
| Arrivederci, Saramago (18 giugno 2010) |
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| Facebook e i suoi fratelli: il mondo (virtuale) dei social network (17 giugno 2010) |
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Si può realizzare una mappatura del mondo a partire dall’uso dei social network? Vincenzo Cosenza, responsabile dell’ufficio di Roma della “Digital PR – Hill & Knowlton” lo ha fatto (www.vincos.it). di Luciana Cimino |
| Diritti umani: il no dell'Italia al reato di tortura (10 giugno 2010) |
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Manca un testo unico ma le sanzioni già sono «pesantemente previste» in varie norme. Così l'Italia ha motivato il suo «no» all'introduzione di una definizione esplicita del reato di tortura nel Codice Penale, suggerita dal Consiglio dell'Onu per i diritti umani che lo scorso febbraio ha esaminato la situazione italiana formulando 92 raccomandazioni. l'Unità |
| Morte di un poeta (20 maggio 2010) |
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Morto a 79 anni il critico dell'avanguardia, fondatore del Gruppo '63 Quando fondò con Eco, Giuliani, Manganelli, Balestrini e altri giovani più o meno «arrabbiati» d’allora il Gruppo ’63, a Palermo, si ironizzò un poco sull’avanguardia in vagone letto, dato il mezzo di trasporto offerto dagli sponsor. di Mario Baudino |
| Pasolini: il passato che non deve passare (06 maggio 2010) |
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''Così venne ucciso Pasolini'' La verità del docufilm di Martone Sergio Citti riporta la testimonianza di un pescatore che abitava in una delle casette che circondano l'area dell'idroscalo, e che avrebbe assistito all'assassinio dello scrittore. Un documento che ora fa parte del fascicolo per la nuova inchiesta sull'omicidio del '75 di Laura Larcan |
| Tagli all'editoria: la cultura ridotta a brandelli (22 aprile 2010) |
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''Sul settore solo misure punitive'' Presentato alla Camera lo studio sulla stampa italiana 2007-2009. Gli editori chiedono la convicazione degli Stati generali: ''Crisi fra le più gravi resa più acuta dai provvedimenti dell'esecutivo'' da la Repubblica |
| Perché l'Italia ha bisogno di womenomics (26 marzo 2010) |
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di Daniela Del Boca |
| Marina, Violetta, Sissi e le altre: sperimentare l'amore. (08 marzo 2010) |
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27 maggio 2010 |
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Germano: ''Il cinema italiano c'è all'estero lo sanno. E noi?'' Parla il protagonista di ''La nostra vita'' di Luchetti reduce dal successo al Festival di Cannes: ''Il premio è un riconoscimento al film più che a me. Un altro passo dopo ''Il divo'' e 'Gomorra'' di Paolo D'Agostini ROMA - Per chi si fosse affidato solo al Tg1 ecco che cosa ha detto Elio Germano quando lo hanno premiato a Cannes: ''Siccome i nostri governanti in Italia rimproverano sempre al cinema di parlare male della nostra nazione, io volevo dedicare questo premio all'Italia e agli italiani, che fanno di tutto per rendere l'Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente''. Elio Germano: incidente o censura? ''La cosa grave, che racconta il clima di questo periodo, è che venga spontaneo sospettare che non sia stato un incidente, come probabilmente è stato. A dirla lunga è che dubitiamo della libertà dei giornalisti e dell'informazione''. Temere tanto un film e un attore sarebbe proprio grave. ''Infatti. Il dispiacere è che il mio venga interpretato in modo distorto come un attacco ai politici. Io ce l'ho con qualsiasi potere distante dai cittadini, dal Parlamento ai sindacati (purtroppo). Una distanza che dobbiamo colmare, maturando una coscienza di società civile che ci manca. La vera notizia è che l'Italia ha portato a casa un riconoscimento importante. Perché si dà tanto peso alle parole di un povero attore, invece di gioire per un successo italiano?''. Perché La nostra vita, e in particolare il suo personaggio, comunicano una sensazione speciale, di novità e di verità? ''Non posso fare a meno di sottolineare l'aspetto tecnico. Invece che ricostruire un mondo dentro l'inquadratura, il regista Daniele Luchetti ha fatto l'opposto. Ha creato un mondo che vive e dove le cose accadono, la macchina da presa deve inseguirlo e spiarlo. Come se fosse un documentario. È molto faticoso ed è possibile solo con la forte partecipazione e condivisione da parte di tutti. Ecco perché ''passa'' allo spettatore una così forte vitalità''. Il film rappresenta un ambiente sociale senza tesi precostituite: autentico, nel bene e nel male. ''Questo è stato lo sforzo. Senza prendere posizione, facendo parlare da soli ambiente e personaggi. Senza forzature, senza la pretesa di far aderire le situazioni ai pregiudizi che ciascuno porta con sé, o alla rigidità ad ogni costo della sceneggiatura. Niente, a partire dall'edilizia con i suoi cinismi e le sue illegalità, è inventato''. Disorienta una rappresentazione della classe operaia così spoglia di luoghi comuni di sinistra? ''Forse. È un film che sta vicino al mondo che racconta e non gli sta sopra, non lo osserva dall'alto. Si offre allo spettatore valorizzando la grande possibilità che ha il cinema: l'emotività, l'essere qualcosa che ci riguarda. E non un giudizio''. L'apice è nella scena in cui il suo Claudio, al funerale della moglie, canta a squarciagola, singhiozzando disperatamente, Anima fragile di Vasco Rossi. ''Quella scena è indicativa del ''recitare il meno possibile''. Non era previsto che io cantassi. È successo, si è creato un clima. La vita, l'espressione emotiva - non parole, non concetti - è entrata nel set. Qualcosa di raro che può succedere solo se tutti sentono davvero quello che si sta facendo insieme. Già l'esperienza vissuta sul set mi sarebbe bastata come premio''. Ancora non si è capito se lei è un attore molto tecnico o al contrario molto ''naturale''. ''Non è così importante stabilirlo. Il mestiere deve esserci ma diventa interessante quando si sposa con la vita e le emozioni personali. Almeno per me. E non vale solo per gli attori''. Tutti i suoi personaggi sono unificati dalla rabbia. Sono aspri, incazzati e carichi di sofferenza. ''Forse la linea che li collega è la schizofrenia dell'uomo moderno tra l'essere e l'essere pubblico, la differenza tra come si è fuori e come si è a casa''. Elio Germano da dove viene? ''Sono il primo nato a Roma, a settembre compio 30 anni. La famiglia è arrivata dal Molise dopo la guerra con mio nonno. Uno zio missionario del Bangladesh. Sono cresciuto a Monteverde, liceo scientifico, ma già a 14 anni ho iniziato a frequentare una scuola di teatro. Poi l'hobby è diventato passione. E anche la sola cosa che ho imparato a fare. A parte suonare con il mio gruppo Le bestie rare''. Gli attori italiani che hanno ricevuto lo stesso premio si chiamano Tognazzi, Mastroianni, Volonté, Gassman ma tutti quando erano già più che maturi. Lei non ha ancora trent'anni. ''È cambiata l'attenzione dei festival nel cercare e scoprire le novità. Quindi è merito mio fino a un certo punto. Ma soprattutto credo che il premio sia al film più che a me. E voglio anche sentirlo come incoraggiamento al cinema italiano. Un altro passo dopo Il divo e Gomorra. Da accogliere con orgoglio. Basta, anche tra noi che il cinema lo facciamo, di sentirci fratelli minori. Un'iniezione di fiducia: la cosa più importante al di là delle polemiche, al di là della mia personale carriera. Che non esisterebbe se intorno ci fosse il vuoto''. Leggi l'intervista di Paolo D'Agostini a Elio Germano su La Repubblica |
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