Dante Maffìa vincitore del Premio ''Corrado Alvaro'' 2010: la motivazione
(09 settembre 2010)
Milano non esiste, con la sua storia di sofferta emigrazione dalle terre del Sud alle fabbriche del Nord, si è aggiudicato il primo premio nella sezione Narrativa del Premio Corrado Alvaro, edizione 2010, dedicato alla memoria dello scrittore e giornalista scomparso nel 1956.
Di seguito, la motivazione che ha accompagnato questo importante traguardo per Dante Maffìa e tutta la redazione.
Un autunno carico di novità per Hacca: la segnalazione su ''ilmascalzone.it''
(08 settembre 2010)
Per Hacca, l'autunno in libreria si annuncia carico di novità!
Iniziamo a Settembre con Il fratello greco, di Diego Zandel, e continuiamo ad Ottobre con Pagine milanesi, raccolta degli scritti di Leonardo Sinisgalli a cura di Giuseppe Lupo.
Era di maggio ''libro del giorno'' a Fahrenheit
(02 settembre 2010)
Il maggio francesce, gli ideali e l'amore: tutto questo è Era di maggio, dell'architetto Cesare de Seta, appena ripubblicato dalle edizioni Hacca e ''libro del giorno'' a Fahrenheit, nella puntata di martedì 31 Agosto.
Consigli per un'estate da leggere: Ermanno Paccagnini e i nuovi autori italiani
(02 agosto 2010)
Ci siamo anche noi nei ''consigli di lettura'' che Ermanno Paccagnini ha regalato ieri ai lettori de Il Sole 24ore.
Tra le novità apparse in libreria negli ultimi mesi e le nuovi voci emerse nel panorama letterario italiano, Paccagnini segnala anche Dora Albanese e il suo esordio Non dire madre, pubblicato da Hacca con grande successo di critica e pubblico.
Buona lettura, e buona estate!

Dora Albanese a Scritture Giovani: nuove voci per il Festivaletteratura di Mantova
(13 luglio 2010)
Sarà la ''nostra'' Dora Albanese a rappresentare la narrativa italiana per il progetto Scritture Giovani: dopo l'esordio con Non dire madre, la giovane autrice materana parteciperà al progetto nato nell'ambito del Festivaletteratura di Mantova.
L'editoria ha 40 anni (al massimo). Interviste a Michele Dalai, Massimo Coppola e Francesca Chiappa
(02 marzo 2010)
Siamo su Grazia!!! All'interno dell'articolo l'intervista, e poi la foto della riunione di redazione per scegliere la copertina di ''Gli avventurosi siciliani'' di Nello Sàito con Francesca Chiappa, Roberta Vitagliano, Caterina Morgantini e Alessandra Olivieri.
Scritture giovani 2010: Dora Albanese al Festivaletteratura di Mantova
(11 settembre 2010 - 21)
Scritture Giovani, edizione 2010: anche quest'anno, all'interno del Festivaletteratura di Mantova, ci sarà spazio e tempo per dare voce ai giovani scrittori europei. A rappresentare l'Italia sarà Dora Albanese, autrice dell'esordio, crudo e commovente, Non dire madre.
Vivere dietro le sbarre: quando la ''liberazione'' porta con sé la prigionia
(08 settembre 2010)
Irene: «Qui può accadere che buttino via la chiave» Parlano le donne richiuse neIle carceri afghane

Vivere dietro le sbarre è dura. Eppure molte delle recluse incontrate nelle sole due strutture carcerarie femminili dell'Afghanistan, i penitenziari di Herat e Kabul, si sentono più libere ''dentro'' che fuori. Per rendersene conto basta ascoltare le ragioni per cui sono state condannate.

di Francesca Marretta

Un festival per la creatività: da oggi al 5 Settembre, Sarzana apre le porte all'innovazione
(03 settembre 2010)
''La creatività sta morendo''
L'allarme degli intellettuali


Da oggi a domenica 5 il Festival della Mente in Liguria. Da Staino a Diamanti, da Bonito Oliva a Ferraris, il mondo della scienza e della letteratura si raduna per parlare delle potenzialità dell'intelletto. E lancia l'allarme contro la mancanza di stimoli e incentivi.

di Sara Ficocelli
Addio a Elvira Giorgianni Sellerio
(04 agosto 2010)
Addio a Elvira Giorgianni Sellerio la signora della cultura siciliana
Era stata soprannominata la «Signora dell'editoria», un titolo conquistata sul campo dopo anni di battaglie, vittorie e anche qualche sconfitta subita senza però mai rassegnarsi.

Fonte: la Stampa
Una foto contro la fame
(25 giugno 2010)
Foto contro la malnutrizione
Campagna Msf: ''Il cibo non basta''


Dopo il lancio a New York nei giorni scorsi di “Starved for attention: il cibo non basta”, la mostra fotografica di Medici Senza Frontiere (MSF) e dell’Agenzia fotografica VII (Seven), giunge dal 24 giugno in Italia presso la Fondazione FORMA per la Fotografia di Milano (Piazza Tito Lucrezio Caro 1 - Milano).

da l'Unità
Arrivederci, Saramago
(18 giugno 2010)
Se ne è andato oggi, all'età di 87 anni, il Premio Nobel per la letteratura José Saramago: la morte lo ha colto nella sua casa di Tiàs, a Lanzarote (una delle Isole Canarie), dove risiedeva dal 1991 insieme alla moglie, Pilar del Rio, e alla fedelissima segreteria Pepa.

Facebook e i suoi fratelli: il mondo (virtuale) dei social network
(17 giugno 2010)
Ecco il mondo raccontato dagli altri Social Network

Si può realizzare una mappatura del mondo a partire dall’uso dei social network? Vincenzo Cosenza, responsabile dell’ufficio di Roma della “Digital PR – Hill & Knowlton” lo ha fatto (www.vincos.it).

di Luciana Cimino
Diritti umani: il no dell'Italia al reato di tortura
(10 giugno 2010)
L'Italia dice no all'Onu «Non introdurremo reato tortura»
Manca un testo unico ma le sanzioni già sono «pesantemente previste» in varie norme. Così l'Italia ha motivato il suo «no» all'introduzione di una definizione esplicita del reato di tortura nel Codice Penale, suggerita dal Consiglio dell'Onu per i diritti umani che lo scorso febbraio ha esaminato la situazione italiana formulando 92 raccomandazioni.
l'Unità
Morte di un poeta
(20 maggio 2010)
Sanguineti il poeta guastatore
Morto a 79 anni il critico dell'avanguardia, fondatore del Gruppo '63
Quando fondò con Eco, Giuliani, Manganelli, Balestrini e altri giovani più o meno «arrabbiati» d’allora il Gruppo ’63, a Palermo, si ironizzò un poco sull’avanguardia in vagone letto, dato il mezzo di trasporto offerto dagli sponsor.
di Mario Baudino

Pasolini: il passato che non deve passare
(06 maggio 2010)
IL CASO
''Così venne ucciso Pasolini''
La verità del docufilm di Martone
Sergio Citti riporta la testimonianza di un pescatore che abitava in una delle casette che circondano l'area dell'idroscalo, e che avrebbe assistito all'assassinio dello scrittore. Un documento che ora fa parte del fascicolo per la nuova inchiesta sull'omicidio del '75
di Laura Larcan
Tagli all'editoria: la cultura ridotta a brandelli
(22 aprile 2010)
Editoria, la Fieg contro il governo
''Sul settore solo misure punitive''

Presentato alla Camera lo studio sulla stampa italiana 2007-2009. Gli editori chiedono la convicazione degli Stati generali: ''Crisi fra le più gravi resa più acuta dai provvedimenti dell'esecutivo''
da la Repubblica

Marina, Violetta, Sissi e le altre: sperimentare l'amore.
(08 marzo 2010)
Settanta gatte, un laboratorio, un'esistenza spezzata: e un progetto per riportarle in vita, dopo le sperimentazioni continue subite nello stabulario dell'Università di Pisa.

20 luglio 2007
La mostra che il Mart di Rovereto ospita dal 23 giugno scorso Maurice Denis, Maestro del Simbolismo internazionale secondo Stefano Zangrando

Ogni volta che visito una mostra d’arte figurativa in un museo rinomato, mi tornano in mente le parole dissacranti di Witold Gombrowicz: «Prima di genufletterci davanti a un capolavoro, ci informiamo timidamente se debba davvero farci estasiare, appuriamo diligentemente se ci sia lecito provare simili celesti voluttà e solo allora ci abbandoniamo all’ammirazione». Queste parole risalgono al 1953, quando il turismo artistico non aveva ancora raggiunto il livello odierno, in cui l’incompetenza di massa è lusingata dall’idea di attingere, dopo ore di coda, le emozioni in pillole abilmente confezionate dai nuovi manager dell’intrattenimento culturale. Gombrowicz, più di mezzo secolo fa, aveva già capito molto bene che l’interesse per l’arte è innanzitutto un fatto interumano, sociale e collettivo; solo in secondo luogo, e neanche sempre, un investimento estetico individuale. È dunque visitato da questo ricordo che stamattina sono uscito di casa e, taccuino alla mano, ho visitato la mostra che il Mart di Rovereto ospita dal 23 giugno scorso: Maurice Denis, Maestro del Simbolismo internazionale.
Da quando vivo a Rovereto, il Mart mi appare ogni giorno di più come l’esito di una mania di grandezza molto provinciale, quindi molto italiana. Gli autoctoni mi hanno confermato quest’impressione parlandomi più volte della concorrenza con Trento, il capoluogo della provincia, fino a congetturare che il museo ne sia stato il prodotto più eclatante. Sta di fatto che il Palazzo delle Albere di Trento, sede sorella e più anziana del museo roveretano, ospita in questo stesso periodo una mostra complementare a quella del Mart: Sulle tracce di Maurice Denis. Simbolismi ai confini dell’Impero asburgico; per giunta, le due mostre sono state pubblicizzate con un’unica brossura... Ma sono ormai arrivato sotto la celebre cupola progettata da Mario Botta: l’aria è già calda, alzo lo sguardo verso il centro, il cerchio di cielo è sereno, si annuncia un’altra giornata di canicola estiva. Se non altro, all’interno potrò godermi gli ambienti climatizzati.
Davanti a me, alla cassa, una donna con un passeggino – vuoto; immagino che il bambino, balzato fuori senza permesso, abbia già raggiunto le sale dell’esposizione e abbia preso a scorrazzare tra le tele. La fortuna di Denis è di essere pressoché sconosciuto all’homo turisticus, così gli automatismi orali («Ooh!») e le genuflessioni d’obbligo riservate agli artisti più famosi gli sono per lo più risparmiate. Stracitate invece dalla critica, le sue parole sull’arte pittorica suonano alle mie orecchie come una felice ovvietà: «Ricordarsi che un dipinto, prima di essere un cavallo da battaglia, una donna nuda o un qualunque aneddoto, è essenzialmente una superficie piana ricoperta di colori assemblati in un certo ordine». Il fatto è che intorno al 1890, quando si ritrovarono tra Parigi e la provincia bretone, Denis e i suoi sodali del gruppo Nabis – «profeti» in ebraico – ebbero a confrontarsi da un lato con un naturalismo ormai in odore di epigonalità, dall’altro con le estenuate pedanterie dell’accademismo, sicché un simile accento sulla forma e la sua totalità doveva suonare abbastanza originale. Alle spalle, in ogni caso, avevano Gauguin: colori violenti e primitivismo selvaggio, mica pizza e fichi.
Non sono un intenditore. Dell’opera di Denis mi è difficile capire se vi prevalga la decadenza, un senso della bellezza più autonomo e vitale o piuttosto l’annuncio delle avanguardie che di lì a poco irromperanno sulla scena europea. Indubbiamente ne apprezzo la virtuosità e approvo il suo senso della forma. D’altra parte non ho il piacere di condividere il suo anelito religioso. E comunque non ho mai sopportato le descrizioni dei quadri non supportate dalle immagini: che senso avrebbe parlare qui dell’oscuro presagio recato dai neri nella Montée au Calvaire o del fervore decorativo che anima le acque delle Régates à Perros-Guirec, se non si hanno di fronte i dipinti? Ecco il bimbo del passeggino, invece: incantato davanti alle Muse, forse l’opera più famosa di Denis, non sente nemmeno il proprio nome pronunciato dalla madre che lo chiama due tele più in là. Forse si è accorto che le due donne in primo piano sono la stessa persona e si starà chiedendo, come si chiedono sempre i bambini: perché? O forse, semplicemente, vede qualcosa che io, ormai corrotto dall’interumanità, non so più vedere. In ogni caso, sono certo che Gombrowicz, se lo vedesse, sorriderebbe di approvazione.

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Maurice Denis - Le Muse, 1893 - Musee d'Orsay, Parigi
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